Il mondo nuovo”, romanzo degli anni trenta scritto da Aldous Huxley, è una di quelle distopie che, come 1984 di Orwell, periodicamente tornano sotto i riflettori accompagnate dalla domanda: l’autore, nell’immaginare un futuro disturbante e iper-controllato, aveva indovinato? Siamo diventati come Huxley temeva e pronosticava nel suo libro?

A questa domanda prova a rispondere Brave New World, la serie di punta della nuova piattaforma streaming Peacock che dopo il debutto estivo negli Stati Uniti arriva in Italia il 20 Dicembre su StarzPlay.

L’ambientazione è una Londra futuristica e tecnologicamente avanzata, in cui gli esseri umani sono prodotti in serie e geneticamente programmati per eseguire al meglio le funzioni a cui sono destinati dalla nascita. Nel nuovo mondo non esistono la famiglia, la monogamia o privacy, non c’è malattia né vecchiaia, la violenza viene scongiurata da regole feree: tutti appartengono a tutti e ogni sentimento viene scacciato con droghe e distrazioni incessanti.

Jessica Brown Findlay (Downton Abbey, Black Mirror) interpreta Lenina, una ragazza che pur appartenendo alla casta privilegiata stenta a conformarsi a uno stile di vita fatto di promiscuità sessuale, consumismo e continue assunzioni di soma, una sostanza che garantisce serenità e totale assenza di sentimenti come il dolore o l’amore, considerati ugualmente indesiderabili. Come il suo superiore Bernard (Harry Lloyd di Il trono di spade), Lenina sente che le manca qualcosa e si sente attratta dagli umani che rifiutano il nuovo stile di vita e vivono in riserve, trattati come animali allo zoo.

È da una di queste riserve che arriva John il Selvaggio, interpretato da Alden Ehrenreich (Ave Cesare, Star Wars). John fa sensazione a New London, perché ha provato cose inconcepibili nel mondo nuovo: rabbia, dolore, gelosia, ma anche la libertà della riserva e l’amore della madre Linda, che ha il volto di Demi Moore. La sua presenza è destinata a stravolgere la perfezione di New London. O forse solo a rendere più evidenti le crepe che si aprono nella sua facciata levigata e che mostrano i difetti del sistema, incarnandoli in due persone ai capi opposti della scala sociale: Hannah John-Kamen (Ant-Man & the Wasp) nei panni di Helm, acclamata regista in crisi creativa, e l’umile addetto alle pulizie C-Jack60, interpretato da Joseph Morgan (The Originals).

È un peccato che i difetti ci siano, ben visibili, anche nella trama della serie. Le interpretazioni – pur valide – del cast si perdono sul doppio binario che alterna senza alcun ritmo il triangolo John-Lenina-Bernard e le dinamiche segrete del mondo nuovo, manovrato dall’onnisciente Mustafa Mond (Nina Sosanya di Queste oscure materie e Good Omens).

Nell’arco dei 9 episodi si perde il conto delle orge a cui si assiste, al punto di sentirsi annoiati e quasi anestetizzati dalle scene di sesso, e ci si chiede più di una volta se in fondo, questo mondo senza emozioni che dovrebbe essere da incubo, non sia blando e innocuo al punto da chiedersi cosa scateni le forze rivoluzionarie che lo vogliono distruggere. Potrebbe essere una riuscitissima critica dell’apatia della società moderna, se a confondere le acque non arrivasse la trama, secondaria e poco sviluppata, di come l’esistenza di New London si basi su un segreto di cui pochissimi sono a conoscenza.

E poi c’è il problema del materiale sorgente. Gli autori hanno saputo modificare in modo intelligente alcuni passaggi del libro originale che oggi non potrebbero funzionare, ma tutto sa di già visto, e per un buon motivo: l’opera di Huxley ha ispirato così tanti film e serie di fantascienza, così tante distopie fittizie che ora, vedendola sullo schermo, ci sembra una copia sbiadita delle sue stesse copie. Qualcosa di incompiuto, che vorrebbe aprirci gli occhi sulla nostra realtà e invece non funziona nemmeno come pura e semplice evasione. Un’occasione mancata.

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