Quando viene annunciata la partecipazione di Shonda Rhimes a un qualsiasi progetto, l’hype sale subito alle stelle. Soprattutto se parliamo del debutto su Netflix dell’acclamata showrunner, che ha segnato gli ultimi dieci anni di televisione con serie seguitissime e amatissime: Grey’s Anatomy, Le regole del delitto perfetto, Scandal. Aggiungiamo che la nuova creatura della Rhimes è Bridgerton, tratta dai popolari romanzi di Julia Quinn, ed ecco spiegato come mai il 25 Dicembre scorso è stato atteso da molti più per la maratona su Netflix che per festeggiare il Natale.

Tra quei fan in trepidante attesa avrei potuto esserci anch’io…se non mi fossi scottata con Still Star-Crossed, flop clamoroso del 2017, una sorta di sequel di Romeo e Giulietta che era stato cancellato dopo una sola stagione e ci aveva lasciato seri dubbi sulla capacità della Rhimes di produrre drammi in costume soddisfacenti. E con Still Star-Crossed, Bridgerton ha diversi punti in comune: l’approccio pop all’ambientazione d’epoca, il casting che non fa distinzioni di colore e gli amori contrastati.

In un mix di Gossip Girl, Jane Austen e romanzo Harmony, la storia ruota attorno all’improbabile relazione tra la giovane e ingenua Daphne Bridgerton, interpretata da Phoebe Dynevor, e il duca Simon Basset, che ha il volto di Regé-Jean Page (For The People).

Lei è una romantica debuttante in cerca del vero amore, lui un cinico che ha giurato di non sposarsi mai. Sono apparentemente incompatibili e dunque è chiaro a chiunque, fin dai primi minuti dell’episodio pilota, che sono fatti l’uno per l’altra. Gli 8 episodi della serie non sono altro che una girandola di ostacoli risibili (e prontamente rimossi) che la coppia dovrà superare per poter stare insieme, ostacoli incarnati dal coro di personaggi secondari che li circonda: il possessivo Anthony (Jonathan Bailey), fratello maggiore di Daphne; la regina Charlotte (Golda Rosheuvel), volubile ed eccentrica; e soprattutto la misteriosa Lady Whistledown, la narratrice senza volto con la voce di Julie Andrews, che dalle pagine della sua rubrica si autoproclama “la sola e unica fonte di notizie sulle vite scandalose dell’élite di Manhattan”…pardon, intendevo “dell’epoca Regency”.

Una Reggenza parecchio fantasiosa, in cui le usanze dell’alta società britannica si piegano alle più assurde esigenze di trama come nelle migliori (o peggiori?) fanfiction, e i dialoghi sembrano scritti da qualcuno che abbia avuto come unico riferimento mezza puntata di Downton Abbey e la versione Muppet di Orgoglio e Pregiudizio. Eppure l’autore è Chris Van Dusen, storico collaboratore di Shonda Rhimes, che avendo lavorato a Grey’s Anatomy e Scandal si presume sappia il fatto suo e invece appare determinato a dimostrare il contrario, allungando il brodo con le vicende secondarie della sfortunata Marina Thompson (Ruby Barker) e di Eloise (Claudia Jessie) la sorella minore, più ribelle e più intellettuale di Daphne.

Bridgerton sembra confezionata su misura per qualcuno che, leggendo i libri di Jane Austen, abbia pensato: “Qui ci vorrebbero più scene di sesso, possibilmente rumorose”. Quel qualcuno è stato ampiamente accontentato. Peccato che, tra lo svolgimento prevedibile della trama e il piattume dei personaggi, quelle scene sembrino distribuite a casaccio, a tenere alta l’attenzione dello spettatore. Per restare in tema Austen, c’era più passione nella scena di Orgoglio e Pregiudizio in cui Darcy stringe la mano a Elizabeth, o perfino nel sangue che cola dal naso di Emma nel ricevere la confessione di Knightley, che nel balletto di divieti autoimposti e incomprensioni forzate messo in piedi da Bridgerton per dare ai suoi protagonisti qualcosa contro cui lottare e far sì che il loro amore trionfi.

Detto questo, Bridgerton è da cestinare in blocco? Non proprio. Se si è amanti del trash va benissimo per trascorrere qualche ora col cervello in pausa. E sarebbe perdonabile se si trattasse di quest’unica stagione. Purtroppo, dalla prolifica penna di Julia Quinn sono usciti otto romanzi sulla famiglia Bridgerton, e pare proprio che ognuno di loro sarà adattato in una stagione tutta sua. Chissà, magari qualcuna di queste si rivelerà più originale della prima.

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