Come sarebbe Lost se fosse una serie teen? O Il Signore delle Mosche se al posto dei bambini protagonisti ci fossero solo ragazze delle superiori? O ancora, cosa si otterrebbe incrociando Breakfast Club e un reality di sopravvivenza modello Bear Grylls?

La risposta a tutte queste domande è The Wilds, la serie in 10 puntate che ha debuttato su Amazon Prime Video lo scorso dicembre. Creata da Sarah Streicher (già tra gli autori di Daredevil), The Wilds segue un gruppo di otto ragazze adolescenti dirette a un ritiro femminista intitolato, ironicamente, “L’alba di Eva”. In seguito a un misterioso incidente aereo si ritrovano a dover lottare per la sopravvivenza su un’isola deserta in mezzo all’oceano.

Proprio come in Lost, in ognuno degli episodi le avventure delle ragazze sull’isola si alternano con flashback del loro passato turbolento: le pressioni che hanno portato la competitiva atleta Rachel (Reign Edwards) a un punto di rottura; la storia d’amore di Leah (Sarah Pidgeon) con un uomo molto più grande; il passato di abusi che si nasconde dietro l’eterno ottimismo di Martha (Jenna Clause); le sofferenze affrontate dall’apparentemente indistruttibile Dot (Shannon Berry).

Al passato si alternano anche i flashforward dei colloqui che le ragazze, in una località imprecisata e in seguito ad un altrettanto oscuro salvataggio, sosterranno dopo essere state portate via dall’isola. Ed è in queste interviste con lo psicologo Daniel (David Sullivan) e un paterno agente Fbi interpretato da Troy Winbush che iniziano a notarsi le zone d’ombra nella storia delle naufraghe: l’arrivo sull’isola non è stato un incidente, qualcuno ha voluto abbandonarle lì e non ha ancora finito con loro.

Le interpretazioni delle ragazze sono tutte convincenti, a dispetto della caratterizzazione diseguale dei loro personaggi: alcuni sono ben definiti e tridimensionali, altri più che sembrare persone reali somigliano a puntelli per una trama non sempre scorrevole. Dopo una certa lentezza iniziale, The Wilds prende velocità e ritmo, e funziona quando sfrutta al massimo la narrazione corale, le indubbie capacità attoriali delle giovani protagoniste e le dinamiche di gruppo tra di loro, ricordandoci che prima di tutto sono ragazze adolescenti. Per questo nei migliori episodi brillano personaggi come la reginetta di bellezza Shelby (Mia Healey), la violoncellista viziata Fatin (Sophia Ali), Erana James nei panni Toni, la testa calda del gruppo, e Helena Howard nel ruolo di Nora, la gemella intellettuale di Rachel.

Quando invece la narrazione si focalizza troppo su una sola del gruppo, per esempio quando dà troppa centralità a Leah a scapito di altri personaggi più forti, la serie finisce per perdersi e mostrare i punti deboli. Tra questi, il più eclatante è l’antagonista Gretchen, la leader del programma “L’alba di Eva” che ha il volto di Rachel Griffiths (Six Feet Under, Brothers & Sisters). Senza voler svelare troppo, le sue motivazioni sono macchiettistiche e caricaturali, e il suo personaggio per ora non ha profondità. La trama anticipa troppo sul mistero dell’isola e rimane sul vago quando si tratta di creare un cattivo credibile e minaccioso in modo convincente. Si redime nel finale, abbastanza adrenalinico e con la giusta quantità di questioni irrisolte per farci sperare in una seconda stagione che riempia le falle e ci riporti nel gruppo delle otto disadattate a cui, nel corso della serie, non si può fare a meno di affezionarsi.

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