Chi è cresciuto con le avventure animate di Lupin III ha preso con diffidenza la notizia che sarebbe arrivata una serie in live action intitolata proprio Lupin; in molti hanno temuto che la novità francese non reggesse il confronto con il suo omonimo giapponese degli anni ’80. Ma niente paura, le due serie non potrebbero essere più diverse. In comune hanno solo il titolo e il fatto di ispirarsi liberamente al celeberrimo protagonista dei romanzi di Maurice Leblanc: Arsène Lupin, il ladro gentiluomo.

Ad approdare su Netflix sono le avventure di Assane Diop, ladro trasformista interpretato da Omar Sy (Quasi Amici, Jurassic World). Assane sceglie le vittime da derubare secondo un particolare codice d’onore, come una sorta di Robin Hood. Ma dietro alla sua carriera criminale c’è una motivazione profonda: il desiderio di riabilitare la memoria di suo padre Babakar (Fargass Assandè), ingiustamente accusato di furto e morto in prigione quando Assane era solo un ragazzino. È stato proprio Babakar a trasmettere ad Assane la passione per i romanzi di Leblanc, passione che ora Assane condivide con l’ex moglie Claire (Ludivine Sagnier) e con il figlio Raoul. Ma nel suo giocare a replicare le imprese di Lupin, Assane finirà per scontrarsi con Hubert Pellegrini (Hervé Pierre), miliardario senza scrupoli strettamente legato alla morte di Babakar.

Nel corso delle 5 puntate disponibili sulla piattaforma Netflix, ovvero la prima parte di una stagione di 10 episodi, Lupin tiene alta l’attenzione dello spettatore con un sapiente miscuglio di commedia e azione, merito anche di registi quali Louis Leterrier (Now You See Me) e Marcela Said (Narcos: Mexico). Meno riuscita l’alternanza tra flashback e presente, così come la caratterizzazione dei personaggi secondari. Intorno ad Assane orbitano personaggi potenzialmente irresistibili come la migliore amica, nonché ex moglie, Claire; la vecchia fiamma Juliette (Clotilde Hesme), che si rivela essere figlia della sua nemesi; Benjamin (Antoine Gouy), amico fraterno e complice delle sue malefatte. E poi c’è Youssef  (Soufiane Guerrab), il poliziotto con la sindrome di Cassandra, unico a capire il collegamento tra Assane e Lupin ma sempre ignorato dai colleghi. Il racconto purtroppo non si sofferma particolarmente su nessuno di loro, lasciandoci sperare di saperne di più quando uscirà la seconda parte.

Fortuna che a sorreggere la serie c’è lo strabordante carisma di Omar Sy, perfettamente calato nella parte. Grazie a lui e all’ambientazione parigina, a confermare che la ville lumiere è sempre una magnifica scenografia, Lupin si guarda tutta d’un fiato fino al colpo di scena finale: un cliffhanger quasi perfetto, che di sicuro ci riporterà tutti davanti allo schermo quando finalmente usciranno le prossime puntate.

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